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Aglio e cipolla

Le doti dell’aglio (Allium sativum) sono conosciute da tempo immemore. Sono state rinvenute addirittura tavolette di epoca sumerica che riportano ricette contenenti aglio. Nella Bibbia gli Ebrei, lamentandosi  con Mosè, citano i loro cibi preferiti: «Ricordiamo il pesce che mangiavamo liberamente in Egitto, il cetriolo, il melone, il porro, la cipolla e l’aglio». Sorprendente che tre di questi appartengano al genere Allium (il nome scientifico del porro è infatti Allium porrum).
La cipolla è stata usata in Cina contro i tumori almeno dall’anno 502 a.C.. Nel XVIII secolo, Benjamin Rush, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti, usava aglio misto a ossido di zinco contro le neoplasie cutanee. Il succo d’aglio è stato utilizzato in Texas e California contro varie forme tumorali. Nel XX secolo, l’aglio è stato impiegato in Italia, Francia, Olanda, Egitto, Balcani, India e Cina come rimedio popolare per le infezioni in virtù della sua azione battericida, ma anche per abbassare la pressione arteriosa, l’eccessiva coagulabilità del sangue, il colesterolo e la glicemia, oltre che contro i problemi addominali.
L’incremento del consumo di questi vegetali ha fatto riscontare una minore incidenza di alcuni tumori. Nello Iowa Women’s Health Study, pubblicato sull’American Journal of Epidemiology nel 1994, si è rilevato che, su 127 cibi esaminati, solamente l’aglio era associato a una riduzione tra il 35 e il 50 per cento di alcuni tipi di neoplasie. In una ricerca del 1982 sono state messe a confronto  le contee di Cangshan e Qixia, nella stessa provincia cinese: l’incidenza di tumore allo stomaco nella prima era pari ad appena l’8 per cento della seconda, e l’unica grande differenza tra le due zone consisteva nel consumo di aglio.
Tuttavia, gli studi osservazionali non sono sufficienti a stabilire che non siano stati altri fattori a determinare  la riduzione di incidenza. Sono molto più attendibili gli studi randomizzati, e uno di questi, realizzato a doppio cieco in Cina e pubblicato  sul Journal of the National Cancer Institute nel 2006, ha evidenziato che l’aglio non si è dimostrato utile nel prevenire il tumore allo stomaco. Così, sebbene alcune ricerche siano promettenti, è difficile stabilire l’esatto ruolo di un particolare  cibo nel trattamento o nella prevenzione dei tumori. Ciò è ancora più vero quando l’alimento in questione viene consumato  generalmente in piccole quantità.
Meglio dunque ricorrere a un integratore a base di aglio? Non è detto: l’efficacia di questi prodotti non è ancora stata dimostrata. La scelta più salutare consiste semplicemente in una dieta equilibrata, che contenga molta verdura e frutta, piuttosto che un singolo cibo in grandi quantità.

Meccanismo d’azione
Nell’aglio sono presenti oltre 200 differenti fitocomposti, ma l’attenzione si è focalizzata sui componenti solforati. Questi, in studi di laboratorio, si sono rivelati capaci di bloccare la replicazione delle cellule neoplastiche e di indurne l’apoptosi, come anche di impedire l’attivazione dei cancerogeni, favorire il metabolismo ormonale, spegnere l’infiammazione cronica e favorire la competenza del sistema immune.
Particolarmente interessante è il meccanismo di mancata attivazione dei cancerogeni. Per comprendere il processo, occorre fare un breve cenno al sistema di metabolizzazione delle sostanze che avviene a livello epatico. Nel fegato, una vera e propria fucina metabolica, le sostanze gassose che devono essere smaltite dal corpo subiscono una trasformazione  in due tappe, le fasi I e II di metabolizzazione epatica, al termine delle quali diventano solubili in acqua e possono essere eliminate attraverso le feci e l’urina. La fase I, guidata da enzimi della famiglia dei citocromi P450 (di cui fa parte anche l’aromatasi), termina con la formazione di sostanze spesso pericolose, i radicali liberi, che possono legarsi al DNA e mutarlo. Entrano però subito in gioco gli enzimi di fase II, detti anche «enzimi di coniugazione», che uniscono le sostanze prodotte nella fase I a composti che consentono di veicolarle attraverso gli emuntori (organi di smaltimento,  quali intestino e rene).
Molto spesso le sostanze cancerogene presenti nell’ambiente si introducono nel nostro corpo sotto forma di pro-cancerogeni, che paradossalmente vengono attivati dagli enzimi di fase I, diventando veri e propri cancerogeni. Se gli enzimi di fase II non intervengono tempestivamente, i radicali liberi prodotti si legano al DNA, danneggiandolo.
I composti solforati di aglio e cipolla inibiscono gli enzimi di fase I, riducendo così l’attivazione dei pro-cancerogeni in cancerogeni. In pratica, agiscono sostituendosi ai pro-cancerogeni, fungendo da substrato dell’azione degli enzimi di fase I. In una parola, si fanno metabolizzare al loro posto. Secondo altre teorie, invece, avrebbero la capacità di stimolare gli enzimi di fase II.

Effetti collaterali
Proprio per le azioni sopra citate, la contemporanea somministrazione di aglio e chemioterapici potrebbe alterare il metabolismo di questi ultimi, riducendone i livelli plasmatici e quindi l’efficacia. Per la sua capacità di fluidificare il sangue, l’aglio non deve essere usato da chi assume antiaggreganti o anticoagulanti. Infine, utilizzato in grandi quantità, può irritare l’apparato digerente.
 

http://www.gianlucapazzaglia.com/blog/blog/24/aglio-cipolla
creato il 2014-01-21 12:05:16 +0100 modificato il 2014-01-21 18:10:25 +0100 da: Gianluca Pazzaglia
dott. Gianluca Pazzaglia

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